C'è una malattia terribile che miete milioni e milioni di vittime. Non è l'AIDS e non è la FAME! Quelle sono piaghe vere per le quali purtroppo ancora non si è riusciti a trovare una soluzione. Quelle sono piaghe evidenti, tangibili. Ma c'è n'è un'altra, meno evidente, più sottile e subdola, che affligge soprattutto gli abitanti del cosidetto "mondo sviluppato". Questa piaga è l'egoismo. Tutti noi, chi più chi meno, ne siamo affetti. La cosa è grave, anche perchè non dà sintomi, perché gli effetti vengono avvertiti non già dal soggetto "portatore" del morbo, ma da coloro che più gli sono accanto. Da coloro che con il soggetto malato si trovano a condividere, volente o nolente, gioie e dolori. Chi ne subisce gli effetti, sa riconoscerlo subito, ma non è altrettanto bravo da vedere il suo egoismo riflesso negli occhi dell'altro, cosicchè ogniuno rimane nella sua beata ignoranza, credendo di essere nel giusto, credendo di essere la persona più altruista al mondo, e invece il suo corpo è lentamente divorato da questo morbo invisibile. Io per prima ammetto di esserne affetta. Sono ad uno stadio molto avanzato, quasi cronico. Le persone che mi conoscono da molto tempo, non se ne stupiscono più. Lo trovano quasi ovvio, banale. Ne troverebbero quasi assurda l'assenza... So che è una cosa sbagliata, so che prima o poi dovrò porre rimedio, trovare una soluzione. In quello che sto attualmente facendo, non c'è spazio per il mio egoismo. L'ho messo momentaneamente da parte, anche se, quando meno te l'aspetti è in grado di saltar fuori, di prenderti. E così è stato.
Sapete qual è il colmo per un napoletano? Farsi rubare il portafogli a Torino. Eh si, avete capito bene! Mi è successo il 3 di ottobre. Una tossica forse, poco distante dal centro. C'erano denro 45€. Non è per i soldi, ma per i documenti, per le carte di credito...quelle si che sono seccature. Soprattutto per chi torna a casa solo il Sabato e di Sabato il comune non rilascia carte di identità. Mi sono sentita a terra: con persone che conosco solo marginalmente, senza un soldo, senza documenti e con un aereo da prendere il 5 ottobre per tornare giù. Io soffro di attacchi d'ansia. Non so come quella sera io non sia crollata mentre alle 23.30 facevo la deposizione ala caserma di polizia. Per fortuna che con me c'era qualcuno.Chiedi i soldi per pagare i taxi, chiedili a
per le cene, per il pranzo...a dei perfetti estranei!!! Non posso prelevare perché con il "Banco di Napoli" non c'è circolarità (che grande cagata)...e quindi ero così, sola a lottare con le mie angosce. Per me è la prima volta che sono completamente sola (intendo senza ragazzo, parenti o amici) lontana da casa. E' un'esperienza nuova nella quale sto attraversando varie fasi: dall'euforia e da uno pseudo stato di grazia, alla malinconia, alla rassegnazione, all'ansia e al panico. Ecco! Quest'ultimo mi ha assalito quella sera e non sono riuscita a controllarmi e dopo in camera ho iniziato a piangere e tremare. E' stato brutto, ma si supera, si supera tutto. Ce la si fa perchè ce la si deve fare!!! Ma in quei giorni di stress, ho commesso un errore: ho dimenticato un impegno preso in precedenza...no, anzi, non era un impegno: era una cosa che mi faceva piacere fare, e per la quale avrei dovuto mettermi d'accordo con un'amica. Ma mi è sfuggito di mente. Il mio cervello ha iniziato a funzionare solo quando mi sono sentita al sicuro nella macchina di mio padre a Napoli, quando è venuto a prendermi all'aereoporto. Solo allora mi sono ricordata di non avere più chiamato la mia amica per prendere accordi, e le ho mandato un sms...ma troppo tardi. A lei non è andato giù il fatto che io abbia dimenticato di avvisarla per tempo. Non le ho spiegato il motivo perché potevano sembrare scuse e non mi va di giustificare il mio egoismo: si, EGOISMO! Perché anche in questo caso si è trattato solo di quello. Ho pensato prima al mio benessere interiore, ho pensato prima a me! Ho sbagliato di nuovo. Chissà quanti altri sbagli farò nella mia vita, chissà quanto mi sarà concesso di imparare da questi sbagli. Spero tanto, perché di regole di vita conosco ben poco! 7 anni fa scrissi una poesia che diceva più o meno questo:
"Cercare. Cos'è cercare?
E' guardare negli occhi ciò che non si vede.
Sognare. Cos'è sognare?
E' dar corpo a ciò che non esiste.
Morire. Cos'è morire?
E' vedere la luce con gli ochi chiusi.
Vivere. Cos'è vivere?
E' quello che non so fare."
In sette anni non è cambiato nulla!!! Figa (come direbbe Bruna di Milano)! Sto crescendo!!!


Venerdì sono tornata al cinema con Marco dopo molto tempo. L'ultimo film che avevamo visto insieme era stato "Borat", che ad entrambi non era affatto piaciuto. Un mio amico mi ha detto che la mia reazione è stata molto comune tra tutti coloro che avevano visto il film in italiano, perché "Borat" è un documentario e dovrebbe essere visto in lingua, magari con dei sottotitoli. Il doppiaggio toglie il senso di "improvvisazione" e quindi allo spettatore rimane qualcosa che non è un film e non è un documentario, nè tanto meno una candid camera. Vabbè, ho divagato abbstanza! Venerdì, dicevo, sono andata al cinema a vedere "The good shepherd" (letteralmente "Il buon pastore", credo) che in italiano è diventato "L'ombra del potere". E' un film di Robert De Niro, con Matt Damon e Angelina Jolie. Sensazione: non so se è perché era parecchio tempo che non vedevo un film intelligente al cinema, o se ero stremata dalla corsa che avevo fatto per arrivare in orario, fatto sta che ho passato i primi 5 minuti del film (anche 10) senza capire un'emerita mazza! Eppure è proprio il mio genere. Mi sono detta: "Cazzo Marilena, attiva il cervello" (ogni tanto è meglio che lo faccia "manualmente"). Ok, da lì tutto chiaro fino alla fine! Mi è piaciuto, tutto sommato, anche se non è molto facile stargli dietro, se non fosse altro per la durata (3 ore). Marco per esempio si è arreso poco prima della seconda ora! Invece io ho retto fino alla fine, ma bisogna fare attenzione a tutti i dialoghi e a tutte le sfumature, altrimenti si rischia di perdere qualcosa. Ho letto su un giornale che De Niro voleva Di Caprio per la parte di Edward Wilson, ma Leonardo era impegnato. E' stato però contento di questa difficoltà perché così ha potuto constatare di persona il talento di Damon. In effetti lui mi è piaciuto molto. E' bravo, quasi glaciale nella sua interpretazione. Sembra quasi indossare una maschera. Bello quindi, un po' lento, ma bello!
Dopo il cinema, PUB! Una birra e un panino. Nell'attesa mi guardo in giro, non posso farci niente, è una prassi. Nei locali infatti cerco sempre di dare le spalle al muro o comunque mai al resto della sala, perché mi piace fissare le altre persone, vedere chi entra, chi va via...insomma so' maniaca, lo so! L'altra sera però avevo le spalle alla porta "E MENO MALE!!!". Dopo un po' Marco mi fa: "Toh, guarda chi è appena entrato". Io mi volto e non vedo nessuno, perché delle persone mi nascondevano l'ingresso. Noto però, nel tavolo al centro della sala, una ragazzo. Lo fisso per un po' cercando di ricordare dove l'avessi già incontrato. Non mi trasmetteva ricordi, ma una sensazione, una sensazione come di disagio. Spesso mi capita, non solo con le persone, ma con molte cose (i libri per esempio) di ricordare non la cosa o la persona direttamente, ma la sensazione che ad esse collego o collegavo. Ecco, disagio quindi. Disagio che è aumentato a dismisura quando mi è venuto in mente dove avessi già visto quel ragazzo. Nel momento stesso in cui il ricordo riaffiorava, i miei occhi si spostavano verso la persona che gli sedeva accanto e che era girata verso di me, ma guardava da un'altra parte. Una ragazza bionda, che conosco. Anzi, sarebbe il caso di dire, che conoscevo. Una mia collega universitaria, che chiamerò B. , con cui ebbi la sfortuna di preparare un esame. Il ragazzo, di cui non ricordo il nome, era il suo fidanzato. Io mi volto di scatto e dico a Marco " C'è B.". In quel momento oltrepassa il nostro tavolo il giornalista di Rai3 che Marco voleva vedessi prima. Marco non si è ricordato subito di chi fosse B., poi il ricordo è riaffiorato anche a lui e mi fa:" Ma ti ha vista?" "Non lo so, non credo".
Bene, chi è B? B. era una mia compagna universitaria. La conobbi al corso di statistica e, abitando più o meno vicine, decidemmo di preparare l'esame insieme. Lei però aveva molta voglia di parlare e poca di studiare. Così finiva che quando alle 20.00 tornavo a casa, dovevo fare quello che non avevo fatto con lei più eventuali aggiunte. Io cercavo sempre di incanalare il nostro tempo verso qualcosa di più costruttivo, ma era difficile. Mi ripromettevo di parlargliene, di dirle che non era più il caso di studiare insieme, ma lei mi faceva sempre dei discorsi del tipo "Come sono contenta di avere un'amica come te", "senza di te mi sentirei persa", "usciamo insieme qualche volta?", "vogliamo andare a teatro sole noi due", "devi fare il regalo a Marco, ti accompagno". Mi chiamava 100 volte al giorno e se non rispondevo mi riempiva di messaggi. Io mi rendo conto di avere un pessimo carattere, di essere un po' stronza, ma questi atteggiamenti "appiccicosi" non li tollero. Mi abbracciava, mi faceva regali...ero arrivata a non sopportarla, perché io ho bisogno dei miei spazi, mi devo sentire libera di fare qualcosa da sola, di agire in maniere indipendente ed autonoma, non posso condividre tutto con un'altra persona, sono fredda, antipatica, lo so! E' più forte di me però. Eppure mi dispiaceva, perché lei sembravda davvero affezionata a me. Un giorno, eravamo a casa sua e decidemmo di fare una pausa per vedere un telefilm. Lei si alza, prende un plaid dall'armadio e si stende sul letto. Poi mi fa "Dai vieni sotto le coperte con me, ci guardiamo il telefim abbracciate al caldo". Per me fu come una specie di goccia che fece traboccare il vaso. Insomma, certe cose le posso concepire a 12 o 13 anni, non a 22. Le dissi che preferivo la poltrona. Da lì iniziai ad evitarla, a non volere più uscire con lei, nè con il fidanzato che poi era una specie di sordomuto. Lei continuava a telefonarmi, a chiedermi cosa avessi, a mandarmi messaggi su messaggi. Una delle ultime volte che ci vedemmo, poco prima di Natale, lei mi disse che aveva dei sani principi morali e che pur essendo fidanzata da 4 anni, non aveva ancora mai fatto sesso con il suo ragazzo. Poi mi disse che però non era più sicura, che aveva voglia di farlo e che voleva io le mostrassi cosa dovesse fare. A me stava per venire una crisi isterica. Non sapevo se dovessi piangere o ridere. Mi sapventò a morte, non so neanche perché, forse per il fatto che io certe cose non le direi neanche per scherzo e lei invece faceva sul serio. Fu l'ultima volta che la vidi. Le dissi che non potevamo più vederci perché il mio fidanzato diceva io lo stessi trasucrando e bla bla bla...lei pianse. Ma io fui stronza e irremovibile. Rivederla quindi per me è stato un po' drammatico. Alla fine della serata, ho detto a Marco:"Ti prego, coprimi" così lui, con la sua imponente stazza, si è messo tra me e il tavolo di B., evitando che potesse vedermi. Quando sono uscita mi è sembrato di essere uscita da una sorta di prigione, perché avevo passato tutta la serata cercando di non farmi notare e di girarmi il meno possibile, sperando che di spalle non mi riconscesse. Forse è un atteggiamento immaturo, forse avrei dovuto fregarmene, ma non ce l'ho fatta. Probabilmente mi sento in colpa per averla trattata male.
Ho finito di leggere "Il cacciatore di aquiloni". E' stato strano, stanotte ho letto le ultime pagine e ad un tratto ho iniziato a piangere. Di rado ho pianto con i libri (cioè con "Piccole Donne", quando ero piccola, nel momento in cui muore Beth e con "I miserabili", alla fine). Mi è piaciuto molto, è decisamente un bel libro. Mi ha anche fatto venire la curiosità di studiare la storia dei talebani, dei sunniti e degli sciiti, quali sono i punti in comune, quali le divergenze. E' scritto in un modo che invoglia il lettore a proseguire, ad andare avanti, ma allo stesso tempo la bellezza delle pagine ti blocca, ti fa esitare perchè non vorresti finisse. Alle 3.30 ho finito di leggere e mi sono sentita appagata, felice. Sia Notre-Dame de Paris che il libro di Faletti, mi avevano immalinconito, questo invece lascia molte speranze, trasmette molta forza e anche ottimismo, in fin dei conti. Non mi ha colpito come "Il Maestro e Margherita", ma è comunque una lettura che consiglierei. Ora però sono assalita da dubbi. Non so quale libro cominciare domani. La mia idea è di leggere un classico della letteratura, infatti sto alternando libri moderni e classici da un po' di tempo e come cosa mi piace. Quindi toccherebbe ora ad un classico della letteratura mondiale, ma non so quale. Sono talmente tanti quelli che non ho letto, come quelli di Dostoevskij "L'idiota" e "Delitto e castigo", oppure "Rebecca, la prima moglie" di Daphne Du Maurier e tanti tanti altri, Proust, Tolstoj ecc. Ora ho tre scelte davanti a me, e accetto consigli. Io un'idea ce l'ho già, ma non la dico. Indecisa tra: