Eccomi quì...quando c'è un contest non posso mai tirarmi indietro, soprattutto se ad organizzarlo è la mitica Artemizia...e allora ecco com'ero: ARTE scegli tu quella che preferisci...tanto ero sempre bella...


il problema è che mi sono guastata con il tempo...
Vero è che nel post precedente non mi sono spiegata bene, come mi ha fatto giustemante notare Giorgio. Se clikiamo sulla faina c'è solo il muro d'ingresso, è un muro e perciò blocca chi non può accedere. Se però qualcuno è così curioso da volerlo scoprie, sappia che lì c'è di tutto. Quindi occhio e attenzione!
Ok, mi sono corretta. In effetti ho pensato che tutti (come ho fatto io andando a clikkare sulla faina nel blog di un'amica)poi facessero la domanda per entrare essendo divorati dalla curiosità (come me 380 giorni all'anno)
Mea culpa, mea culpa, mea culpa!!!
Ciao! Rieccomi quì, dopo un po' di assenza, torno a raccontare dei fattacci miei. Ok. Qualche cambiamento:
il template: sono ritornata al vecchio perché moltissime persone (una in particolare) mi hanno sommerso di e-mail di proteste, dicendomi che quello grigio non era in linea con il mio carattere, che quello vedere rispecchiava di più me stessa ecc ecc ecc. Non so, a me piaceva. Magari cercherò di modificarlo un po' nel colore così non sembrerà più...una lapide (questa è di mio padre)
Lurida Faina: Da oggi sono una "Lurida faina" anch'io. Per chi non sapesse cos'è può cliccare sull'icona. Ma vi avverto: entrare è a vostro rischio e pericolo, assicuratevi di avere le arterie a posto e lo stomaco forte. E poi non dite che non vi ho avvisati. 
Oggi è stata una bella giornata. Studicchiato un po' stamattina. Alle 11.15 avevo appuntamento con la Prociona per andare insieme al corso d'inglese (che novità. facciamo questo dal mese di novembre...). Oggi però siamo arrivate in tre alla lezione: io, lei e Patrick Dempsey. si, oggi è venuto anche lui con noi, aveva bisogno di ripassare un po' di cosette e così...nostro malgrado...abbiamo dovuto trascinarcelo dietro. Credo non stesse proprio comodissimo incollato alla copertina di "Vanity Fair" con una plastica che lo avvolgeva tutto, ma nonostante tutto ha voluto seguirci. Ha deciso di non mollarci neanche al cinema. Eh si, oggi io e la Prociona ci siamo concesse una gita al "Warner Village" di via Chiaia, allo spettacolo delle 14.40 (pazzesco O_o). Siamo andate a vedere "SAW III" . In sala eravamo in 6: Io, la Prociona, Patrick Dempsey appiccicato sulla copertina, due anziani signori, e il nostro secchiello dei popcorn che era talmente grande che quasi quasi si doveva comprare un biglietto anche per lui. Fortuna che ai nostri stomaci è rimasta un po' di dignità e abbiamo svuotato il secchiello solo per metà. Beh ma poi un horror non è un horror (o thriller, forse) senza popcorn. Bene. L'andazzo del film lo si intuisce dalle prime scene, che non descriverò perchè altrimenti mi vomito quì sulle pantofole al solo ricordo. Su quella ho resistito. Comuqnue un bel pezzo del film l'abbiamo trascorso abbracciate o a parlare dei cazzi nostri per non pensare (alla violenza) e non guardare(il sangue a fiumi) e non sentire(le urla disumane). Credo che però abbiamo decisamente toccato il fondo quando abbiamo intonato insieme la sigla iniziale di "Un medico in famiglia" per cercare di tirarci su di morale. La cosa che poi mi mandava più in bestia erano i vecchietti serafici dieci file più avanti che reagivano come se stessero guardando "Alice nel paese delle meraviglie". E anche all'usicta, io e la Prociona sconvolte, loro tranquilli, sereni. Sembrava stessero uscendo da una chiesa. Non ci sono più le generazioni di una volta. E' inoltre plausibile che se son venuti a vedere il 3, probabilmente hanno visto anche gli altri 2. Forse erano i genitori di Tobin Bell, ecco una logica (assaje) spiegazione. Comunque che dire del film: crudo, forte (hanno detto sia più violento di "Hostel")però...non così soprendente come il secondo o come il primo che per me rimane sempre il numero uno. Poi lascia una porta aperta, cioè esige un numero IV...uff...non credo lo andrò a vedere. Saw per me è un po' come matrix: ne avrei lasciato uno soltanto.